Spedizione finita, tutti rientrati a casa, tutti in ottime condizioni (compreso Fabio e il suo alluce un po’ surgelato, ma niente di cui preoccuparsi).
Peccato per la cima! l’unica vera delusione di questo viaggio.
Compagni di viaggio
Ci siamo incontrati per la prima volta un po’ a Kathmandu, un po’ a Lhasa e per finire a Tingri, poi abbiamo avuto un mese per conoscerci a fondo, per apprezzarci l’un l’altro o talvolta solo sopportarci, fino a diventare non solo compagni di viaggio, ma amici. E’ lo straordinario risultato di una spedizione a 8000 metri.
Gli himalayisti:
Fabio – passione per lo sci ripido, gran cuore, determinazione e allegria; grandi progetti insieme per il futuro
Marco – romano doc, un po’ incazzoso, ma sempre disponibile ad aiutare e grinta a non finire
Mario – toscano doc, tranquillo, riservato, ma non molla mai, con il suo passo arriva dapertutto
Roberto – superguida alpina, esuberante e scatenato sia sulla montagna che al campo base
I trekkers:
Giorgio – poca esperienza e allenamento pagati con fatiche sovraumane, ma gran compagno di viaggio
Paolo – grande performance al campo 1; con Fabio e Roberto un trio incontenibile
Silvano – 4° viaggio al Cho Oyu (in vetta nel 2009), amico fraterno e pilastro di MK.
Logistica e organizzazione
Penso di non sbagliare dicendo che sono state super, Mountain Kingdom si conferma leader indiscusso per la qualità dei servizi e la bravura dei collaboratori.
Il nostro corrispondente nepalese Damber Parajuli e la sua Prestige Adventure Ltd, onestà e professionalità ad altissimo livello
Santa Gurung – eccezionale cuoco nepalese, fa veri miracoli con la cucina da campo conoscendo le esigenze dei palati italiani
Tshiring Jangbu Sherpa – guida nepalese, ogni anno più forte e bravo, per me insostituibile collaboratore con cui condividere non solo le fatiche della salita, ma anche le decisioni più delicate per tentare di raggiungere la vetta
La nostra super tenda mensa al campo base (Ferrino Colle Sud, versione grande)
La salita
L’abbiamo preparata con cura, con un programma di acclimatazione e una strategia di salita azzeccati e i risultati si sono visti: mai un mal di testa, un raffreddore, una bronchite, mai senza appetito, sempre dormite da orsi in letargo, pochi ma efficaci su e giù dal campo base ai campi alti, quindi alla fine ottimi allenamento e acclimatazione per il tentativo alla vetta ovviamente senza ossigeno.
Prudente e saggia la ritirata del 24 settembre: chi è rimasto in alto, con la bufera e la grande nevicata, è poi tornato a casa o ci ha lasciato le penne (1 morto per esaurimento e 1 per valanga).
Corretta, almeno sulla carta, la tattica per il tentativo alla vetta del 2 ottobre, equilibrato mix fra voglia di salire e prudenza (presenza di lastrone da vento sotto la spalla a 7900 metri, assenza di traccia e corde fisse oltre il campo 3, previsioni buone per l’1 e il 2 ottobre).
Purtroppo il meteo ci ha messo lo zampino e la notte fra l’1 e il 2 si è alzato un vento fortissimo (80-100 km/h) che ci ha fatto desistere (senza ossigeno in quelle condizioni si rischia molto di riportare congelamenti); poi il 3 di nuovo calma piatta, ma dal 4 è ripartito il vento.
Con il senno di poi … avremmo potuto tentare l’1 o meglio ancora il 3.
Fantastica la performance di Fabio salito sci in spalla fino a 8100 metri (si è giustamente fermato per rischio congelamento ai piedi) e sceso sci ai piedi lungo la ripida e spettacolare variante Messner: una prima di assoluto valore.
Marco, Mario, Tshiring e io siamo stati invece fermati al campo 3 (7546m) dalla bufera: delusione e giusta incazzatura perché eravamo a posto e carichi per salire in vetta.
Molti sono saliti in vetta, molti con l’ossigeno, molti hanno avuto problemi di congelamenti (alcuni anche gravi), 2 sono morti: un 8000, anche tecnicamente facile come il Cho Oyu, non è uno scherzo e può essere tentato e salito solo con una solida organizzazione, una guida esperta e una buona dosa di fortuna.
I cinesi
Inaffidabili e arroganti: la CTMA (Chinese Tibetan Mountaineering Association) cambia le regole e i prezzi anche una settimana prima della spedizione, inaccettabile! Per non parlare del servizio (a pagamento) di apertura e attrezzatura della via fino in vetta che poi sistematicamente non fornisce; quest’anno, dopo aver incassato una cifra davvero considerevole (circa USD 20000) e dopo molte insistenze da parte di tutte le spedizioni presenti, i cinesi hanno aperto e attrezzato la via solo fino al campo 3.
Potenti e intraprendenti: con uno spiegamento di mezzi e di persone (tibetani e cinesi) impressionante stanno realizzando una strada che dovrebbe collegare il Tibet con il Khumbu (Nepal) attraverso il Nampa La 5750m; sono ormai arrivati nei pressi del campo base e dall’anno prossimo temo che chi verrà da queste parti arriverà al campo base in jeep e dovrà fare i conti con il rumore e l’inquinamento di ruspe, scavatori e di camion. E’ la fine di un ambiente naturale superbo e delle spedizioni al Cho Oyu!
“Guidare” a 8000 metri
Sugli 8000 si vede di tutto e di più, anche fra le guide. Ho visto guide che pensano solo a salire per se stesse lasciando i clienti nelle mani (per fortuna in genere capaci) degli sherpa o peggio abbandonati a se stessi, ho visto guide con 18 clienti, ho visto guide che devono rinunciare a salire per problemi di quota.
E poi, corda o non corda? guida avanti o dietro ai clienti, primo o ultimo?
Certamente guida esperta, non al suo primo 8000, poi guida a 360° ancora più che sulle nostre montagne, stratega e tattico, consigliere e confidente, organizzatore e ovviamente operativo sul terreno.
Questo il nostro Cho Oyu 2011.
Dal 2012 abbandoneremo il Cho Oyu per il Manaslu 8156m (Buri Gandaki, Nepal), per ritrovare ambienti naturali incontaminati, per offrire nuovi obbiettivi ai nostri affezionati himalayisti, per alleggerirci della “zavorra” cinese e per aiutare la crescita dei nepalesi.
Manaslu: un 8000 un po’ più lungo e impegnativo, ma comunque alla portata di chi ama l’alta montagna e organizzato con ormai proverbiale esperienza e professionalità da Mountain Kingdom.
Cesare Cesa Bianchi
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