Il vallone della Gragliasca, che da Rosazza porta all'omonimo colle, è forse uno degli angoli più selvaggi e miteriosi delle alpi biellesi.IL Colle della Gragliasca si apre tra la Punta della Gragliasca e la Punta della Gran Gabe e fa parte del crinale che dalla Punta Tre Vescovi prosegue verso sud,dividendo il Biellese dalla Valle del Lys. La splendida mulattiera lastricata, che lo raggiunge dal versante biellese fu realizzata a fine ottocento da Federico Rosazza, i lavori iniziarono il 26 luglio 1886 ad opera di 24 scalpellini, 6 muratori, 8 garzoni e 38 donne portatrici. Camminando carichi come muli, con gli zaini pieni di corde, spit, batterie e trapano il nostro pensiero è andato in modo particolare a quelle donne,in un certo senso antesignane della nostra professione, che svolgevano già allora in un certo qual modo il ruolo di guide alpine, facilitando i commerci allora molto fiorenti con la Valle d'Aosta. Quanta fatica trasportare gerle ancora più pesanti dei nostri zaini, ci è piaciuto immaginarle passare sotto al Campanile di San Giovannino, già ben visibile da Pian Maia, la bella radura posta poco sopra l'incantevole borgo di Desate. Il loro sguardo forse accarezzava quel torrione di gneiss, chissà se avrebbero voluto abbandonare momentaneamente quei gravi per fuggire al dolore degli spallacci e rincorrere il panorama che si gode dalla cima.
Sono incredibili le incisioni rupestri realizzate dagli abili scalpellini, raffigurano leggende, il santo protettore della valle (San Giovanni Battista) ed originali scritte di saluto. In questo selvaggio vallone le antiche leggende portano fino ai giorni nostri l'eco del mitico uomo selvaggio(om salvei) che abitava qui le grotte e gli angusti anfratti ma che conosceva l'arte di lavorare il latte; lui no, non lo abbiamo immaginato a scalare, probabilmente osservandoci da lontano incuriosito da quella strana attrezzatura che ci siamo portati appresso ci ha spiati per un po' , prima di sparire squotendo la testa nel bosco.
Il Campanile Di San Giovannino, è una bella torre rocciosa alta circa 200 metri stranamente rimasta nell'oblio almeno dal punto di vista alpinistico fino ai giorni nostri. Il ritrovamento verso la cima di qualche chiodo poco distante dal tracciato di una delle vie che abbiamo aperto, testimonia il fatto che qualcuno, già prima di noi sia stato attratto dalla sua forma slanciata, ma nessuna relazione scritta è rimasta a descriverne le salite.
Sia l'accesso che l'arrampicata delle vie rispecchiano un po' le caratteristiche di questa meravigliosa valle, dopo circa un'ora di cammino salendo da Rosazza e seguendo il sentiero E30 si arriva quasi sotto la mole del Campanile di San Giovannino, in corrispondenza di un ometto si abbandona la mulattiera e si segue una traccia di sentiero sulla destra (segnavia rossi) che risalendo una ripida gola conduce in breve all'attacco delle vie. Il terreno qui è esposto, qualche tratto attrezzato facilita la progressione ma se umido o bagnato, necessita attenzione nell'affrontarlo.
Abbiamo battezzato le due vie “Giampi” e “Simonetti” , lunghe fino a 200 metri sono attrezzate dal basso con fix da 10mm e catene per le calate in corda doppia, offrono difficoltà classiche, ma necessitano comunque una buona padronanza del grado proposto, e l'abitudine all'arrampicata su terreni d'avventura.
Sul sito di Mountain Kingdom sono comunque disponibili le relazioni dettagliate degli itinerari.
Giampaolo Simonetti è stato un grande scialpinista e alpinista biellese, la valle del Cervo in particolare è stata teatro della sua grande passione verso queste nostre montagne, così belle e selvagge.
La famiglia di Giampaolo, ha voluto così ricordarlo finanziando il materiale e l'opera di chiodatura di questo angolo del biellese rimasto a nostro parere per troppo tempo sconosciuto. Quando io e Carlo siamo giunti in cima, avendo attrezzato queste due belle vie, dopo un bell'abbraccio ci siamo guardati intorno, era una bella e tersa giornata autunnale, il sole ancora caldo, lo sguardo copriva tutta la valle Cervo fino a un angolo di pianura in lontananza, la cima del Bo sembra di toccarla, “si”, abbiam pensato, “queste sono proprio le montagne di Gianpaolo”.
Paolo Tombini e Carlo Gabasio, guide alpine
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