Riflessioni a caldo dopo un viaggio arrampicatorio negli USA
CONFRONTO TRA LE DIVERSE REALTÀ
Mi trovo all’aeroporto di Chicago e sto aspettando la coincidenza per Monaco di Baviera che mi riporterà definitivamente a casa. Sto rientrando da un bel viaggio iniziato a Boulder (Co), passando per Moab (Utah), terminato a Las Vegas (Nevada) dove abbiamo arrampicato pareti e visitato alcuni dei più bei luoghi della terra, alla ricerca della fessura perfetta e dell’incastro più inverosimile. Sto sfogliando le varie guide che mi sono tenuto nel bagaglio a mano per il volo e mi scorrono, come in un multivision, le vie, le pareti, i luoghi e le situazioni più disparate che abbiamo trovato; ricordando tutto ciò rifletto e traggo alcune conclusioni…
In vita mia mi sono volutamente sempre tenuto lontano da discussioni, forum, dibattiti su temi come: - spit si, spit no - rinchiodare, schiodare, lasciare tutto come sta – arrampicata trad o plasir (protetta) -; ed é ciò che farò ancora, tanto è un argomento destinato a non trovare una soluzione, ci sono troppe teste diverse e i punti di vista sono variegati e vari. La mia memoria, aiutata dalle centinaia di foto scattate, rielabora le varie situazioni incontrate…
- Estes Park (Colorado) Lumpy Readge: arrampicata completamente clean, nemmeno le soste,
rientri e discese complicati, per lo più su altri versanti.
- Boulder (Co) Eldorado Canyon: attrezzatura mista, qualche vecchio chiodo, sporadici spit,
fessure da manuale completamente clean (nacked edge), rientri in doppia o su versanti
opposti, soste attrezzate ma non sempre,
-Moab (Utah): 1) Wall Street, falesia di fessure con solo la sosta, il resto clean oppure placche protette a spit; 2) Castle Valley e Arches Nat Park, torri di arenaria nel deserto, percorse da fessure a volte larghe e molto difficili, stile off with, bel ingaggio per noi europei, sottogradate, completamente clean, solo le soste, uso di friends fino al nr 6, da affrontare con doppia o tripla serie completa di friends,
- Zion Nat Park (Utah): stessa situazione di Caste Valley o Arches con qualche chiodo in più
specialmente per la presenza di placche lisce, generalmente lontani e normali (a U piantati
nei buchi), vie anche molto lunghe (big walls),
- Las Vegas (Nevada) Red Rocks Nat Park; 1) Colico, falesie classiche stile Arco o Finale,
2) Pine Creek Canyon, Oak Creek Canyon, Black Velvet Canyon; vie lunghe fino a 15 tiri
attrezzate nelle più disparate maniere, per lo più stile vie moderne del Bianco, cioè le
placche dove serve attrezzate a spit e le fessure rigorosamente da proteggere..
Alla luce di tutto ciò vi racconto come mi è andata; da notare che sono al quinto viaggio negli States e paragonando il tutto al mio primo approccio nel 1983, affrontato in compagnia e sotto le ali del mio grande maestro Aldo Leviti, ripercorro più o meno lo stesso percorso. Da puntualizzare che allora il mio grado massimo in falesia era il 6b e ora qualche volta anche il 7c; che allora esistevano solo alcune misure di friends ed erano rigidi, quindi inutilizzabili in fessure orizzontali; e si usavano prevalentemente eccentrici molto grossi e medi o stopper piccoli; è vero che il Trad è tornato di moda…ma per fortuna con una gamma di misure di friends inverosimili, dallo 0,000 al 6 o 7 , in piú i tricam, i tubi, i micronuts.
Più o meno sui tiri ad incastro di fessura ho ripetuto le performances di allora (nel 1983 percorsi già il Separate Reality in Yosemite e il Nacked Edge nel Eldorado Canyon), direi con quasi più difficoltà questa volta (da considerare però che allora il nostro viaggio durò più di due mesi); in placca (face climb) direi molto meglio ora, tranne che su alcuni passaggi in aderenza (slab),nonostante allora (vero trad) si arrampicasse con le supergratton (EB) o le Mariacher e che le Boreal Fire con la mescola spagnola stavano nascendo.
Tornando al punto. Se la scuola americana, in tema di trad, è la scuola di riferimento, detta legge dandoci la linea guida; negli States ho trovato le situazioni più disparate , che convivono pacificamente tra di loro, senza influenzarsi e senza interferire l’una con l’altra, rispettando lo stile con cui sono state aperte e l’etica degli apritori, senza sognarsi di andare a schiodare o tanto meno ad aggiungere protezioni fisse o sanare (mettere a posto) senza il consenso degli apritori vie,tiri o falesie. Non capisco per quale motivo noi in Italia dobbiamo sempre essere l’eccezione che conferma la regola, dove ognuno possa fare quello che gli pare,
passando sopra tutto e tutti, senza rispetto, cultura ed educazione. Mi riferisco alle schiodature recenti, ma anche alle richiodature inopportune!!
Ho ancora davanti agli occhi le bellissime giornate trascorse, in particolar modo in Utah, ingaggiato lungo le strepitose e arditissime fessure di arenaria, nei deserti adiacenti alla ridente cittadina di Moab, dove nulla è scontato a priori e la “conquista” della vetta non è sempre certa. Attaccare un itinerario con addosso due serie complete di friends dai micro ai big, triplate alcune misure intermedie; soffocati da questo peso opprimente , più quello delle due corde; le normali difficoltà nel posizionare le protezioni vista la mancanza di abitudine, e la poca dimestichezza con gli incastri specialmente quelli più fuori-misura, rendono questi viaggi verticali più simili a delle battaglie che a delle scalate vere e proprie.
Ho imparato di nuovo tantissimo, ogni giorno, ogni via, ogni volta che la giornata è iniziata con il rituale bendaggio delle mani (la nastratura) , nonostante i più di 35 anni di arrampicata da me trascorsi (che però sembrano non pesare sulle spalle) ogni volta ho portato a casa qualcosa di nuovo, qualche piccolo segreto, qualche trucco qua e là , è questo il bello ed è ciò che mi motiva. È stata un’esperienza interessantissima ed invito i “giovani” ad abbandonare qualche volta le solite falesie ed i tiri percorsi e ripercorsi centinaia di volte , invito ad uscire e a mettersi in gioco. Provate a programmare un’avventura del genere!! Consiglierò di non arrivare là completamente a digiuno di fessure e incastri e protezioni veloci e di armarsi di molta umiltà e non puntando subito ad una salita sul Capitan, il loro 5.10 non corrisponde al nostro 6b. In Italia abbiamo alcuni siti che si prestano a puntino: valle dell’Orco, val di Mello, Bianco e Masino, senza dimenticare l’Ossolano con Cadarese ultima novità.
Per concludere questo mio contributo alla valorizzazione di un’ attività che in realtà esiste da sempre e che sono solo le riviste e le case produttrici che tentano di vendercela come la scoperta del terzo millenio, invito tutti gli arrampicatori ad una maggiore apertura al dialogo e al confronto.
Per ultima cosa, ma non ultima per importanza,da segnalare l’immensa disponibilità, simpatia e accoglienza dei climbers statunitensi, particolare che debbo a malincuore ammettere quasi totalmente scomparso da noi e che non ci fa onore; qualche volta si assiste a scene dove la gente fa addirittura fatica a salutarsi sotto le falesie. Infine ho notato una maggiore sensibilità ecologica verso la natura , atteggiamento chei in Europa sta lentamente scomparendo.
Un abbraccio a tutti i climbers del mondo
Renato Bernard, guida alpina della val di Fassa appartenente al gruppo Mountain Kingdom
Campitello di Fassa, ottobre 2011
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